Storia

... un po’ di storia

Non sempre la parola “opale” usata per tradurre antichi scritti identifica con certezza la gemma descritta. E’ probabile infatti che non si tratti dell’opale prezioso che conosciamo oggi, bensì di opale comune, xilopale o calcedonio bianco con particolari riflessi.

A volte il grande desiderio di fama ha spinto ricercatori a pubblicizzare ritrovamenti di opale con lo scopo di attirare l’attenzione della stampa, poi smentiti dai fatti. Descrizioni di gemme dai mille colori si trovano in testi risalenti al medioevo, ma non si può affermare con assoluta certezza che si trattasse dell’opale. Nei primi scritti conosciuti di classificazione delle gemme, l’opale non viene citato né dalla benedettina Ildegarda di Bingen, nel suo “Liber De Lapidus” del XII secolo, né da Ahmad al Tifasi nel suo famoso “Libro delle Pietre Preziose” del 1800. Questo ci dice molto sulla reale presenza dell’opale in certi periodi della storia e in alcune aree geografiche.

Lo scrittore Edgar Allan Poe lo cita nel suo racconto “Lo scarabeo d’oro”(1842-1843) insieme ad altre pietre preziose di valore. Nel 1912 la Trading House Lydia di Mainz (Germania) iniziò ad estrarre, dalle miniere turche, opale di colore giallo-rossastro e ocra con scarso gioco di colori. Gemme che vendeva per cifre considerevoli.

Una pietra da reali

Durante il Regno della regina Elisabetta, a metà del 1500, sappiamo da un’antica descrizione in lingua inglese che l’opale era molto apprezzato. Il Re Luigi XVII possedeva un magnifico opale conservato oggi nel Museo di Storia Naturale di Parigi. La regina Vittoria (1819-1901) amava gli opali, in quel periodo provenienti dalla Slovacchia e dall’Australia e li scelse spesso come dono di nozze.

Lo zar Nicola I regalò alla figlia, la gran duchessa Olga Nikolajewna, Regina del Wurtemberg, una fibbia in oro con diamanti, smeraldi, turchesi, zaffiri, granati e opali. Si narra che l’imperatrice Giuseppina, moglie di Napoleone, possedesse il più celebre esemplare di opale prezioso, chiamato Incendio di Troia (a motivo dei suoi bagliori rosso fuoco).

 

L’opale e la gioielleria 

L’opale si afferma come gemma ricercata dai gioiellieri all’inizio del XX secolo, anche se, grazie alla regina Vittoria, entrò in auge già quando venne adoperato per una parure indossata durante l’incoronazione nel 1837 e per un diadema indossato durante le cerimonie di rappresentanza.

E’ durante la Belle Epoque che l’opale assume in gioielleria un significato particolare. E’ infatti in questo periodo che gli intellettuali e gli artisti della corrente decadentista, rigettando tutto ciò che aveva a che fare con la formalità e la tradizione, alla ricerca di nuovi stimoli, soprattutto nelle arti applicate come l’oreficeria, eleggono l’opale, materiale raramente usato, a gemma rappresentativa di un momento creativo spinto alla ricerca di forme, luci e colori nuovi.

I primi 15 anni del XX secolo sono il momento d’oro dell’opale, non solo nelle creazioni di altissimo livello come Tiffany, Vever, Falize, Lalique, Fouquet, Mucha e Cartier, ma anche nelle creazioni di piccola oreficeria commerciale. Con il mutare degli stili l’opale passò in secondo piano rispetto a gemme che caratterizzavano creazioni nelle quali si prediligevano contrasti netti e dimensioni con spessori medio grandi, caratteristiche rare nell’opale. Oggi esso è molto apprezzato negli Stati Uniti, in Germania, Svizzera e Francia, ma è soprattutto in Giappone e in Cina che trova i maggiori estimatori.

Il credito di questa meravigliosa scoperta viene attribuita al professore Johann Menge, un minerologo tedesco e il primo uomo a scoprire l’opale in Australia. Fu attorno al 1840 che egli trovò opale di bassa qualità nell’area di Angaston, circa 80 km a nord est di Adelaide, ma opale prezioso non venne mai scoperto in quella zona. ll Professor Menge esplorò la provincia del South Australia in cerca di minerali. S’interessò molto nella scoperta di gemme dai mille colori come diamanti, acquamarine, ametiste, smeraldi e, appunto, opali. Morì all’età di 64 anni. I minatori lo seppellirono a Forrest Creek.